
NAPOLI – Esistono zone della città che sembrano scivolate fuori dalle mappe della manutenzione ordinaria, confinate in un limbo di silenzio e incuria. Il quadrante che collega Agnano a Fuorigrotta e Bagnoli è oggi l’emblema di questa deriva: un paesaggio spettrale dove il degrado è diventato una condizione quotidiana per chi ci vive.
La radiografia del degrado
Il sopralluogo effettuato dagli attivisti di FIM (Fuorigrotta in Movimento), guidati dalla determinazione di Roberta Marino e Rosario Pugliese, ha scattato una fotografia impietosa del territorio. Le strade, immerse in un’oscurità quasi totale per la carenza di illuminazione, rappresentano un pericolo costante. Le barriere stradali, ormai logore e arrugginite, non offrono alcuna protezione, mentre i margini della carreggiata sono soffocati dai detriti trascinati dagli allagamenti e da piccoli sversatoi abusivi che proliferano nell’abbandono generale.
La forza dell’attivismo e la risposta degli operatori
In questo scenario di apparente immobilismo, la svolta non è arrivata dai piani alti, ma dalla mobilitazione di chi il territorio lo difende ogni giorno. La discesa in campo degli attivisti, unita a un dialogo con gli addetti ai lavori, ha dimostrato che il cambiamento è possibile: grazie a questa sinergia, gli operatori sono intervenuti in tempi record per la messa in sicurezza di un pericoloso dissesto stradale. Un risultato concreto che restituisce dignità alla zona e prova come l’attenzione dei cittadini possa colmare i vuoti delle istituzioni.
Il nodo centrale
Il successo di questa operazione solleva però un interrogativo che attende una risposta politica: se la sinergia tra attivisti e operatori è capace di risolvere criticità strutturali in così poco tempo, per quale motivo la sicurezza dei cittadini deve dipendere costantemente dalla denuncia di chi scende in campo, invece di essere garantita da una pianificazione ordinaria e continua?
fuorigrotta in movimento

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