
NAPOLI – Non è più solo una questione di buche, ma di metodo. Mentre l’amministrazione comunale annuncia piani straordinari di rifacimento stradale, la realtà dei cantieri racconta una storia diversa, fatta di interventi che sembrano avere la durata di un battito di ciglia. Al centro delle polemiche finisce la gestione della società partecipata che si occupa della manutenzione delle arterie cittadine, rea, secondo residenti e automobilisti, di una programmazione che definire “inefficiente” appare ormai un eufemismo.
Il “buco nero” di Via G.B. Marino 13
Il simbolo di questa presunta mala gestione si trova a Fuorigrotta, precisamente in Via G.B. Marino, all’altezza del civico 13. Qui, quello che dovrebbe essere un normale ripristino del manto stradale si è trasformato in un appuntamento fisso. Per la terza volta in un arco di tempo ristrettissimo, le squadre di operai sono dovute intervenire sullo stesso identico punto.
La dinamica è ormai un copione già scritto: si scava, si riempie, si asfalta e, puntualmente, alla prima pioggia o al passaggio dei carichi pesanti, il dissesto si ripresenta identico a prima. Un paradosso tecnico che solleva interrogativi pesanti:
Si tratta di materiali scadenti?
Manca un fondo stradale adeguato che non viene mai consolidato?
O c’è una carenza di collaudo sui lavori eseguiti dalle ditte in subappalto?
Dubbi sull’operato della Partecipata
Il caso di Via G.B. Marino non è isolato, ma è la spia di un malessere più profondo che riguarda la società partecipata del Comune. Il dubbio che serpeggia tra i banchi dell’opposizione e nei comitati civici è che si stia procedendo con una politica di “tampone perenne” piuttosto che con interventi strutturali.
Rifare tre volte lo stesso tratto di strada non è solo un disagio per la circolazione, ma rappresenta un potenziale danno erariale. Ogni intervento ha un costo: mezzi, uomini, materiali. Se il lavoro non viene eseguito a regola d’arte la prima volta, chi paga per il secondo e il terzo tentativo?
Un sistema da revisionare
L’efficienza di una partecipata si misura sulla durata dei suoi interventi. Se Via G.B. Marino continua a sbriciolarsi, significa che il sistema di controllo e di esecuzione ha una falla. I cittadini chiedono risposte chiare e, soprattutto, interventi che non costringano a chiudere la stessa strada ogni mese. La sensazione, purtroppo, è quella di trovarsi di fronte a un’eterna tela di Penelope: di giorno si asfalta, di notte (o quasi) il manto si scioglie, in un circolo vizioso che Napoli non può più permettersi.
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