Fuorigrotta: Il Paradosso delle Due Piste. Quando il “Green” Divide la Città

La nuova pista ciclabile in Via G.Cesare

NAPOLI – In una città che lotta quotidianamente con una morfologia complessa, fatta di pendenze scoscese e arterie storiche inevitabilmente strette, l’introduzione delle piste ciclabili è sempre stata una sfida ambiziosa. Se da un lato l’urgenza di un impatto “green” è un obiettivo condiviso per allineare Napoli alle grandi capitali europee, dall’altro la realtà del tessuto urbano presenta conti salatissimi. Ma è nel quartiere di Fuorigrotta che il nobile intento della mobilità sostenibile si è trasformato in un paradosso urbanistico senza precedenti.
Il Duello delle Ciclabili
Fuorigrotta oggi ospita non una, ma ben due piste ciclabili, figlie di due diverse stagioni amministrative. Se la prima aveva cercato con fatica un’integrazione nel quartiere, l’ultima realizzazione ha sortito un effetto rarissimo a Napoli: l’unanimità del dissenso.
Dagli automobilisti intrappolati in un traffico sempre più congestionato ai commercianti che vedono penalizzate le attività; dagli abitanti che denunciano il caos, fino agli stessi ciclisti. Il verdetto della strada sembra unanime: “Questa pista non si doveva fare”.
La denuncia: “Cittadinanza ignorata
Sulla questione interviene Daniele Polge, co-fondatore del movimento Fuorigrotta in Movimento, che solleva interrogativi pesanti sulla gestione politica dell’opera.
“Com’è possibile — dichiara Polge — che la Municipalità, solitamente depotenziata nelle azioni quotidiane e carente di risorse per l’ordinaria amministrazione, si ritrovi ad avere un controllo così ampio su un progetto che stravolge la viabilità e l’architettura stessa delle nostre strade? È inaccettabile che, di fronte a scelte così impattanti, la cittadinanza non venga ascoltata a priori.”
Il Nodo delle Competenze
L’interrogativo sollevato da Polge mette a nudo un sistema decisionale che appare, agli occhi dei residenti, come una “Giano Bifronte”. Se da un lato mancano i fondi per il verde o la manutenzione, dall’altro si procede spediti su interventi strutturali che cambiano i flussi di traffico senza un reale confronto con chi quel territorio lo vive ogni giorno.
Perché la voce di negozianti e residenti viene sistematicamente ignorata in fase di progettazione? La transizione ecologica non può essere un’imposizione calata dall’alto, specialmente se non tiene conto delle specificità morfologiche di un quartiere già soffocato dal traffico. Senza un ascolto preventivo, il rischio è che il “green” resti solo il colore di una striscia d’asfalto in mezzo al malcontento generale.

Pista ciclabile in Viale Augusto

Lascia un commento